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CANDELE

Stanno i giorni futuri innanzi a noi
come una fila di candele accese,
dorate, calde, e vivide.

Restano indietro i giorni del passato,
penosa riga di candele spente:
le più vicine danno fumo ancora,
fredde, disfatte, e storte.

Non le voglio vedere: m’accora il loro aspetto,
la memoria m’accora del loro antico lume.
E guardo avanti le candele accese.

Non mi voglio voltare, ch’io non scorga, in un brivido,
come s’allunga presto la tenebrosa riga,
come crescono presto le mie candele spente.

Nota; CANDELE – KOSTANTINOS KAVAFIS

Candela come metafora del giorno: accesa per indicare il futuro, spenta per il passato ed una sfumatura di grigio con quelle che “danno fumo ancora”.
E quale contrasto nelle due opposte descrizioni che ne fa Kostantinos; quelle del futuro sono calde e dorate, quelle del passato fredde e storte. Turba questa sua constatazione, anche se dovremmo esserne rallegrati: in fondo sembra che l’autore guardi al suo futuro con speranza (E guardo avanti le candele accese e nel contrasto tra i versi …i giorni del passato,/ penosa riga di candele spente).
Io invece ho la percezione di un rimpianto per il suo passato sia per leggerne nei versi la memoria m’accora del loro antico lume, sia nella stesura della poesia. Sono strofe che descrivono impressioni, chiuse in loro stesse: ognuna di queste, letta di seguito al titolo, è di per sé una poesia. Provate. E’ una costruzione che genera tristezza.

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